Pensionare i tabù previdenziali

Sulle pensioni, il governo rilanci. Sulla manovra correttiva non si perda tempo, beninteso, ma il rapido tramonto della mini-riforma delle pensioni di anzianità non deve scoraggiare ad affrontare la questione. Perché a imporre un intervento non è solo la necessità di cassa – e comunque il semplice allineamento a 65 anni dell’età pensionabile per le donne nel pubblico e nel privato vale 3,5 miliardi nel prossimo triennio. E’ soprattutto per ragioni di efficienza e di equità che bisogna muoversi.
4 AGO 20
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E’ soprattutto per ragioni di efficienza e di equità che bisogna muoversi. Il sistema attuale impone una enorme liability sulle future generazioni, che vale più del 15 per cento del pil ogni anno: con pesanti ripercussioni fiscali (perché, in assenza di riforma, il peso già eccessivo dei contributi è destinato ad aumentare) e di prospettiva (perché il debito pensionistico è parente stretto del debito pubblico, e spaventa gli investitori). Quindi la riforma delle pensioni è una riforma per la crescita.
Di più: è una riforma per l’equità, perché è iniquo promettere quello che non si può dare (un assegno gonfio e presto) e perché è iniquo spogliare i giovani per pagare una pensione non guadagnata ai loro padri. La mediazione del governo si è rivelata perdente, seppure non del tutto insensata come ha spiegato ieri sul Foglio Giuliano Cazzola, proprio perché ha dato la sensazione di essere un provvedimento punitivo e parziale. Su questa si è innestata la minaccia di sciopero della Cgil – sciopero aprioristico e solo bisognoso di un pretesto che non manca mai. La reazione giusta è dunque quella di fare le cose perbene, senza mediare tra l’interesse di tutti e l’interesse di pochi: alzare l’età pensionabile per tutti, subito.